Archivi tag: allattamento

Allattamento, l’importanza di chiedere aiuto

Sto seguendo il corso di allattamento su modello OMS/Unicef tenuto da Tiziana Catanzani e organizzato dalle mamme del Gruppo allattiamo a Faenza (GAAF).

Il fatto incoraggiante e al tempo stesso paradossale è che l’allattamento sia oggi una vera e propria scienza, da studiare, migliorare e insegnare.

Incoraggiante, perché, grazie all’impegno di persone come Tiziana, abbiamo una speranza di uscire dal buco nero del latte artificiale e dello svezzamento precoce, con tutte le conseguenze negative che queste pratiche indotte hanno comportato sulla nostra salute e sulla nostra società.

Paradossale, perché i dubbi e l’ignoranza che circondano l’allattamento materno lo rendono una pratica da scegliere e imparare, e non il primo gesto naturale da fare con un neonato. Non solo. L’allattamento è una pratica che richiede nella maggior parte dei casi grande motivazione e diffusa informazione, perché sono pochi i casi in cui tutto fila liscio.

Per tutto il corso mi sono chiesta come fosse allattare per Tiziana Catanzani. Sono una che tende a idealizzare e pensavo che per lei fosse una passeggiata al quinto figlio e con tutta la sua esperienza. E invece, a fine corso, Tiziana ci ha raccontato dei problemi avuti in quest’ultima esperienza di allattamento, della rara conformazione della lingua del suo bebè (un frenulo corto non immediatamente riconosciuto), delle ragadi e della grande fatica.

E’ sano, prima di giudicare, ricordare che, nonostante tutta la motivazione e le informazioni, non è detto che una madre riesca ad allattare. Il più delle volte i problemi sono riconoscibili, e per questo è fondamentale alle prime difficoltà chiedere aiuto a persone realmente competenti (consulenti IBCLC, volontarie della LLL o mamme alla pari formate in allattamento). In questo modo si può correre ai ripari e recuperare subito situazioni partite male, come nei casi di introduzione precoce dell’aggiunta, separazione prolungata di madre e neonato, bimbi prematuri che fanno fatica ad attaccarsi…

Ma in rari casi, anche ad allattamento avviato, ci possono essere delle difficoltà apparentemente inspiegabili, o semplicemente dovute al carattere del bambino e della mamma. Mia figlia verso i due mesi ha iniziato ad attaccarsi e staccarsi piangendo e rifiutando il seno, e nessuno è riuscito a capire qual era il problema. E’ andata avanti così per due mesi, frustrando le mie aspettative che vedevano nell’allattamento un momento di incontro tra madre e figlio. O meglio, come mi disse un’ostetrica un po’ rude, sempre di incontro si trattava, ma non sempre gli incontri sono piacevoli. Ci ritrovavamo la notte, quando nel dormiveglia finalmente allattare era un’attività serena e pacifica.

Come ho fatto a non cedere all’aggiunta? Non lo so, forse per pigrizia e per economia. Un po’ come con l’autosvezzamento. L’idea di introdurre un elemento artificiale, che necessitava di una preparazione e conservazione aggiuntiva, mi stressava ancora di più. E la bambina per fortuna ha continuato a crescere il minimo indispensabile per tenere buona la pediatra, che ringrazio per aver fatto un passo indietro e saputo aspettare.

Da questa esperienza so che ogni caso è a sé e le risorse interiori ed esterne variano da madre a madre. Tutte perciò hanno il diritto di essere sostenute e non giudicate nelle proprie scelte. Io personalmente non credo che avrei resistito a dovermi tirare il latte per mesi, come tante madri eroiche fanno. La vita con un neonato è già abbastanza faticosa!

Due sono state le cose che mi hanno ripagato della frustrazione: il primo sorriso di mia figlia mentre allattava, e il mio compagno, che a posteriori mi ha detto: – “Non credevo che saresti riuscita a resistere”.

Tiziana Catanzani è autrice assieme a Paola Negri di Allattare, un gesto d’amore, un manuale pratico utilissimo per chi allatta o vuole allattare. L’ultimo suo libro, Lavoro e allatto, affronta estesamente le esigenze di chi torna a lavorare ma desidera continuare ad allattare. Di entrambi i libri ho già scritto qui. Tiziana è anche madre di 5 figli, l’ultimo di 2 mesi e mezzo, portato e allattato durante il corso, a riprova che una vita e una professione con dei figli è possibile.

Il Gruppo allattiamo a Faenza (GAAF) promuove e sostiene l’allattamento attraverso l’autoaiuto, le consulenze individuali e diverse altre iniziative, pubblicate sul suo blog.

Cinque cose da fare prima di partorire

Per quanto cerchiate di immaginare realisticamente come sarà la vostra vita tornate a casa con il vostro bebè, la realtà sarà molto peggio!

Non per tutti è così, vi auguro che per voi sia una passeggiata, ma meglio prepararsi al peggio per poi tirare un sospiro di sollievo, no?

Io personalmente ho odiato le mie amiche che avevano partorito un mese prima di me e mi dicevano: “E’ bellissimo! E’ la cosa più bella del mondo!”. Quando Anita aveva 23 giorni alla riunione del gruppo postparto ho detto che per me era “carino” ogni tanto, ma il più delle volte ero distrutta, mi chiedevo in che guaio mi ero cacciata e in pieno babyblues vedevo mia figlia come un’estranea.

Con il senno di poi credo mi abbia molto aiutato tirare fuori sin dall’inizio questi sentimenti negativi, senza cercare di negarli o sublimarli, anzi, a volte anche esagerandoli. Ho reagito cercando aiuto, sostegno, accudimento. Ho letto libri. Ho provato tante strade.

Quindi qualche consiglio alle future mamme per affrontare meglio il periodo del puerperio.

1) Se volete allattare, informatevi! Meglio essere preparate prima su come funziona l’allattamento e che difficoltà potreste incontrare. Seguite un corso approfondito, individuate una persona di riferimento che potrete contattare per ogni chiarimento: se è una consulente professionale per l’allattamento materno IBCLC, procuratevi il suo numero di telefono e verificate se e a quale prezzo è disponibile a venire a casa vostra dopo la nascita del bambino; se è una consulente de La Leche League, informatevi sugli incontri mensili e possibilmente seguitene qualcuno già prima del parto. Date un’occhiata ai libri e ai link consigliati.

2) Prendete in considerazione la possibilità di portare il vostro bimbo in una fascia o in un marsupio! E’ un modo comodo e confortevole di muoversi con lui fuori casa, senza l’ingombro della carrozzina. Vi ridarà l’ebbrezza di quando non eravate mamme e potevate muovervi in libertà. Potrete prendere autobus, treni, scale mobili con il vostro pulcino nascosto tra i vostri vestiti, cuore a cuore, pancia a pancia con voi. Portare è comodissimo anche dentro casa, quando il pupo è stanco, piange, si lamenta, o semplicemente quando dovete cucinare o stendere la lavatrice e lui non ne vuole sapere di stare per conto suo. Cercate di capire prima del parto quali sono i vari tipi di supporto e quello che fa al caso vostro. Non lasciatevi scoraggiare dall’apparente complicatezza di certe fasce e non esitate a chiedere alle mamme portatrici che incontrate per strada, saranno orgogliose di aiutarvi. E se avete individuato la fascia che fa per voi, acquistatela già prima del parto. Prima la usate, meglio è. Noi siamo uscite dall’ospedale con Anita nella fascia! Il mio consiglio è di comprarla da una mamma che le fa, cercate su internet, ce ne sono tantissime e sono sicure, belle, personalizzabili. In molte città esistono le fascioteche, luoghi dove si possono provare diversi tipi di supporti e prendere in prestito le fasce per testarle con il proprio bebè (a Roma, a Torino). Un buon modo per orientarsi è seguire qualche discussione sul gruppo “portare i bambini” su Facebook.

3) Preparate le scorte! Comprate pasta, riso, marmellata, carta igienica, dentifricio, deodorante, shampoo, perché quando avrete un’oretta libera col pupo, meglio trascorrerla al parco che al supermercato. Preparate pasti pronti e surgelateli. Nei primi giorni/settimane dopo il parto non avrete materialmente il tempo di cucinare, e forse neanche la voglia. Ma è molto importante che mangiate a dovere per rimettervi in forze e produrre il latte. Individuate qualcuno che cucini per voi nelle prime settimane dopo il parto: la mamma, la suocera, la vicina di casa, un’amica. Non occorre che lo faccia a casa vostra, può portarvi i pasti già pronti e voi dovrete solo infilarli nel microonde. Ottimi ricostituenti sono i germogli e le mandorle, ricche di ferro e di calcio. Nei negozi bio si trova una crema di mandorle 100% da spalmare sul pane, che è un vero concentrato di energia e di buon umore.

4) Trovate una persona che vi dia una mano nelle faccende di casa. Non avrete la forza di farle voi e, se pensate di farcela, riposatevi, riposatevi, riposatevi. Fate una passeggiata, respirate aria fresca, distendete la mente. I mesi a venire saranno duri e il vostro bimbo avrà bisogno di una mamma in forma. Con 25 euro a settimana potrete avere la casa decentemente in ordine e concentrarvi su cose più piacevoli. Ve lo meritate!

5) Individuate un luogo dove si incontrano altre mamme, che sia il consultorio, le riunioni de La Leche League, i centri di sostegno alla genitorialità, il cinemamme (a Roma, a Padova, a Brescia), il Milk Bar, è molto importante uscire e incontrare altre mamme, condividere le esperienze e le preoccupazioni, scoprire che è possibile fare alcune cose piacevoli anche con un lattante al seguito, come chiacchierare tra mamme, bere un tè, vedere un film, ecc. E’ un sollievo gestire un neonato tra altre mamme nella stessa situazione, la mamma si rilassa e si rilassa anche il bebè.

 

Il piacere di allattare – Intervista con Laura Antinucci, consulente IBCLC

Prima di nove figli, a 15 anni in libreria ha visto la prima edizione del famoso manuale de La Leche League e lo ha regalato a sua madre, che avrebbe finalmente e felicemente allattato gli ultimi tre figli. Da allora la vocazione di Laura è di aiutare le mamme nel prezioso compito di allattare i propri bambini.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce ormai l’importanza fondamentale dell’allattamento materno. Ma i pregiudizi e la disinformazione sono duri a morire. Nei reparti maternità le mamme ricevono spesso informazioni contrastanti e input che possono confondere e scoraggiare la mamma a perseguire la strada dell’allattamento.

“Poppare è una attività istintiva per i neonati, ma non è così per le mamme che devono imparare ad allattare. Per alcune mamme può essere più ‘naturale’ e ‘spontaneo’, ma per altre ci vorrà un’aiuto – spiega Laura – La cultura dell’allattamento al seno non viene più assimilata durante la convivenza con la famiglia allargata. Viviamo in un’epoca e in una società in cui le nostre madri (e nonne) non solo non ci sanno aiutare e supportare nell’allattamento, ma spesso in buona fede fanno più danni che altro”.

‘Avrà mangiato abbastanza?’, ‘Ma non sarà il caso di pesarlo?’, chi di noi non si è sentita dire almeno una volta una frase del genere? E nello stato d’animo di una neomamma alle prese con un neonato frasi del genere sono macigni che possono determinare il fallimento dell’esperienza di allattamento.

Ho chiesto a Laura quali sono le difficoltà più comuni che una mamma incontra all’inizio dell’allattamento.

“Prima ancora di partorire le mamme spesso hanno paura che non avranno il latte. Una paura che si consolida dopo il parto, quando il normale numero di poppate (8-12 al giorno) induce le mamme a chiedersi se sia nella norma, visto che nel punto nascita è probabile che le abbiano detto che il bambino ne avrebbe fatte 6. Per cui la mamma è portata a pensare ‘Avrò abbastanza latte?’. Questo sarebbe un problema non problema, se si rispettasse la coppia mamma-bambino invece di separarli subito dopo il parto, come spesso accade”.

Le prime ore dopo il parto sono infatti fondamentali per iniziare con il piede giusto. Un neonato nato a termine ha le competenze per attaccarsi spontaneamente se lo si lascia fare. Anche se nei primissimi giorni dal seno usciranno poche gocce di colostro, saranno sufficienti per nutrire il bambino, e non ci sarà bisogno di aggiunte, che vanno invece a interferire con la delicata fase della produzione del latte.

“Il meccanismo è molto semplice”, continua Laura, “ed è basato sul sistema della domanda e offerta: se il bambino è sazio per avere ingoiato altri liquidi (acqua e zucchero, latte artificiale, ecc.), popperà di meno, stimolando di meno la ghiandola di secrezione che produrrà meno latte. L’altra difficoltà molto comune è la comparsa di dolore e ragadi, spesso causati da problemi di attacco. Per questo è importante correre subito ai ripari, intervenire per correggere l’attacco e restituire alla neomamma la fiducia nella capacità di nutrire il proprio bambino e valutarne lo stato di salute. Le prime settimane sono fondamentali per avviare bene l’allattamento”.

Che consiglio daresti a una donna che sta per diventare mamma?

“Di informarsi già in gravidanza. Le mamme che si sono documentate prima del parto hanno una maggiore probabilità di successo dell’allattamento. Il 7° mese di gravidanza è il momento ideale, dopo le donne sono più proiettate al momento del parto. Ma meglio tardi che mai!”

L’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo fino almeno al 6° mese di vita del bambino. Allattamento esclusivo vuol dire niente aggiunte, niente frutta, niente acqua, solo latte di mamma (e vitamine o medicinali), che contiene tutti i nutrienti di cui un lattante ha bisogno.

Ho domandato a Laura qual è il problema più frequente che porta una mamma a smettere di allattare.

“Spesso l’interruzione precoce dell’allattamento avviene quando la mamma deve rientrare al lavoro. I pediatri non forniscono informazioni sulle modalità d’uso del tiralatte e sulla conservazione del latte materno. Molti asili nido poi non accettano il latte materno, il che scoraggia anche le mamme più volenterose. Ma molte volte è il retaggio culturale che porta le madri a smettere di allattare, stufe forse di dover rispondere alla domanda ‘Ma allatti ancora? Ma il tuo latte sarà ancora sufficiente/nutriente?‘.

Ma perché è così importante allattare a lungo? 

“Perché ai poppanti fa bene (immunità, nutrimento e coccole, conforto, legame). Perché rende le cose più facili per la mamma (addormentamento, igiene del latte). Perché i benefici per combattere l’osteoporosi sono maggiori. Perché diminuisce il rischio di tumori al seno e alle ovaie. Perché diminuisce il rischio di tumori per il bambino. Perché i bambini allattando soddisfano il bisogno di suzione e non accettano così facilmente il ciuccio, con tutti i suoi svantaggi”. E perché è un piacere per la mamma e per il bambino, aggiungo io.

Laura Antinucci è diventata consulente volontaria de La Leche League nel 1984, dopo aver allattato il suo primo figlio. Dal 1995 ha conseguito il diploma di Consulente Professionale in Allattamento Materno, IBCLC, e coordina a livello nazionale la certificazione in Italia. A Roma e in provincia, in italiano e in inglese, prepara le future mamme e le segue dopo il parto per avviare con successo l’allattamento e superare eventuali difficoltà. E’ mamma di 4 figli. Per contattarla: 3296274156.

Per una bibliografia aggiornata sull’allattamento, vi rimando alla sezione libri consigliati.