Il piacere di allattare – Intervista con Laura Antinucci, consulente IBCLC

Prima di nove figli, a 15 anni in libreria ha visto la prima edizione del famoso manuale de La Leche League e lo ha regalato a sua madre, che avrebbe finalmente e felicemente allattato gli ultimi tre figli. Da allora la vocazione di Laura è di aiutare le mamme nel prezioso compito di allattare i propri bambini.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce ormai l’importanza fondamentale dell’allattamento materno. Ma i pregiudizi e la disinformazione sono duri a morire. Nei reparti maternità le mamme ricevono spesso informazioni contrastanti e input che possono confondere e scoraggiare la mamma a perseguire la strada dell’allattamento.

“Poppare è una attività istintiva per i neonati, ma non è così per le mamme che devono imparare ad allattare. Per alcune mamme può essere più ‘naturale’ e ‘spontaneo’, ma per altre ci vorrà un’aiuto – spiega Laura – La cultura dell’allattamento al seno non viene più assimilata durante la convivenza con la famiglia allargata. Viviamo in un’epoca e in una società in cui le nostre madri (e nonne) non solo non ci sanno aiutare e supportare nell’allattamento, ma spesso in buona fede fanno più danni che altro”.

‘Avrà mangiato abbastanza?’, ‘Ma non sarà il caso di pesarlo?’, chi di noi non si è sentita dire almeno una volta una frase del genere? E nello stato d’animo di una neomamma alle prese con un neonato frasi del genere sono macigni che possono determinare il fallimento dell’esperienza di allattamento.

Ho chiesto a Laura quali sono le difficoltà più comuni che una mamma incontra all’inizio dell’allattamento.

“Prima ancora di partorire le mamme spesso hanno paura che non avranno il latte. Una paura che si consolida dopo il parto, quando il normale numero di poppate (8-12 al giorno) induce le mamme a chiedersi se sia nella norma, visto che nel punto nascita è probabile che le abbiano detto che il bambino ne avrebbe fatte 6. Per cui la mamma è portata a pensare ‘Avrò abbastanza latte?’. Questo sarebbe un problema non problema, se si rispettasse la coppia mamma-bambino invece di separarli subito dopo il parto, come spesso accade”.

Le prime ore dopo il parto sono infatti fondamentali per iniziare con il piede giusto. Un neonato nato a termine ha le competenze per attaccarsi spontaneamente se lo si lascia fare. Anche se nei primissimi giorni dal seno usciranno poche gocce di colostro, saranno sufficienti per nutrire il bambino, e non ci sarà bisogno di aggiunte, che vanno invece a interferire con la delicata fase della produzione del latte.

“Il meccanismo è molto semplice”, continua Laura, “ed è basato sul sistema della domanda e offerta: se il bambino è sazio per avere ingoiato altri liquidi (acqua e zucchero, latte artificiale, ecc.), popperà di meno, stimolando di meno la ghiandola di secrezione che produrrà meno latte. L’altra difficoltà molto comune è la comparsa di dolore e ragadi, spesso causati da problemi di attacco. Per questo è importante correre subito ai ripari, intervenire per correggere l’attacco e restituire alla neomamma la fiducia nella capacità di nutrire il proprio bambino e valutarne lo stato di salute. Le prime settimane sono fondamentali per avviare bene l’allattamento”.

Che consiglio daresti a una donna che sta per diventare mamma?

“Di informarsi già in gravidanza. Le mamme che si sono documentate prima del parto hanno una maggiore probabilità di successo dell’allattamento. Il 7° mese di gravidanza è il momento ideale, dopo le donne sono più proiettate al momento del parto. Ma meglio tardi che mai!”

L’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo fino almeno al 6° mese di vita del bambino. Allattamento esclusivo vuol dire niente aggiunte, niente frutta, niente acqua, solo latte di mamma (e vitamine o medicinali), che contiene tutti i nutrienti di cui un lattante ha bisogno.

Ho domandato a Laura qual è il problema più frequente che porta una mamma a smettere di allattare.

“Spesso l’interruzione precoce dell’allattamento avviene quando la mamma deve rientrare al lavoro. I pediatri non forniscono informazioni sulle modalità d’uso del tiralatte e sulla conservazione del latte materno. Molti asili nido poi non accettano il latte materno, il che scoraggia anche le mamme più volenterose. Ma molte volte è il retaggio culturale che porta le madri a smettere di allattare, stufe forse di dover rispondere alla domanda ‘Ma allatti ancora? Ma il tuo latte sarà ancora sufficiente/nutriente?‘.

Ma perché è così importante allattare a lungo? 

“Perché ai poppanti fa bene (immunità, nutrimento e coccole, conforto, legame). Perché rende le cose più facili per la mamma (addormentamento, igiene del latte). Perché i benefici per combattere l’osteoporosi sono maggiori. Perché diminuisce il rischio di tumori al seno e alle ovaie. Perché diminuisce il rischio di tumori per il bambino. Perché i bambini allattando soddisfano il bisogno di suzione e non accettano così facilmente il ciuccio, con tutti i suoi svantaggi”. E perché è un piacere per la mamma e per il bambino, aggiungo io.

Laura Antinucci è diventata consulente volontaria de La Leche League nel 1984, dopo aver allattato il suo primo figlio. Dal 1995 ha conseguito il diploma di Consulente Professionale in Allattamento Materno, IBCLC, e coordina a livello nazionale la certificazione in Italia. A Roma e in provincia, in italiano e in inglese, prepara le future mamme e le segue dopo il parto per avviare con successo l’allattamento e superare eventuali difficoltà. E’ mamma di 4 figli. Per contattarla: 3296274156.

Per una bibliografia aggiornata sull’allattamento, vi rimando alla sezione libri consigliati.

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