Di madre in figlia

Periodicamente rifletto sul mio essere figlia e su come sia imprescindibile dal mio essere madre.

E’ come se da quando sono diventata madre, fossi ridiventata figlia, in maniera più potente e più limpida. Nel senso che il puerperio mi ha messo davanti alla cruda realtà dei miei bisogni, in primis il bisogno di essere accudita e curata, possibilmente da una donna, possibilmente da mia madre.

Ora per fortuna quel periodo così scioccante, per il modo in cui sa metterti a nudo, è lontano. Ma mi ha lasciato questo legame rinnovato con mia madre, rinnovato dall’essermi sentita così figlia in un momento unico della vita, quello in cui si diventa madre.

Matrioska

Così, per parlar chiaro, succede che mia madre per i suoi 70 anni parte per un mese a Varsavia, da sola, per seguire un concorso di pianoforte. E che io mi sento di doverla, o meglio di volerla accompagnare per aiutarla con le valigie e la sistemazione.

Questa partenza però è alla vigilia del quarto compleanno di mia figlia. Io cerco in tutti i modi di conciliare le due cose, ma alla fine devo rinunciare a partire. Sono pur sempre una madre e il mio primo sguardo dovrebbe andare ai miei figli (ah-ah!).

Questa è la riprova che non sempre è così. Che non c’è un senso unico nelle cose, neppure nella maternità.

Ma soprattutto, la grande scoperta è lo spazio dilatato dei miei affetti. C’entra dentro mia madre, ma anche i miei figli, mio padre ma anche Alberto.

Sperimento che posso essere felice davvero di essere rimasta e festeggiare il compleanno di Anita, ma anche dentro di me vivere un piccolo lutto, nel senso che i primi giorni mia madre mi manca tantissimo.

Poterla vedere in televisione durante la diretta streaming è una cosa strana dei tempi moderni. Vedo com’è vestita, che cosa fa, se applaude. Poi ci sentiamo al telefono e commentiamo.

Una parte di me è sdegnata, quasi offesa di non poter essere lì con lei. E siccome sono una tipa che non se le racconta, questa parte esce fuori spesso ed è potente.

Ma sono contenta che questa volta le circostanze non mi hanno permesso di seguirla (seguire mia madre e seguire la mia indole di figlia).

Perché sperimento la distanza, la vita attraverso la lontananza, la possibilità di sentirmi vicina restando nella mia vita vera, nella mia casa vera, nella mia famiglia.

E felice per mia madre, che per la prima volta a 70 anni fa un viaggio vero da sola, e se la sta godendo alla grande.

Felice che mi abbia insegnato a discernere, seguire e ascoltare ciò che amo, sempre, senza infingimenti.

P.S. Questi pensieri mi sono stati ispirati anche dalla morte ieri della regista Chantal Akerman, di cui non sapevo niente fino a ieri, la cui produzione è ruotata intorno alla figura di sua madre, sopravvissuta a Auschwitz. Qui un bell’articolo uscito sul Manifesto.

 

 

Un pensiero su “Di madre in figlia

  1. Cara, carissima Olivia..forse sembrerà strano ma è la prima volta che leggo il tuo blog, e ti riconosco così tanto….Sei bravissima e sincera nell’esprimere emozioni che tante giovani mamme come te sicuramente provano..e che nel vederle espresse, nero su bianco, certamente si sentono meno sole e anche un po’ meno complicate. In fondo, pur essendo tutte diverse, siamo così simili noi donne, così sorelle. Un abbraccio. Cinzia

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *