Autosvezzamento, la nostra esperienza

Grazie a Konstantina di Iriderama, miniera di idee innovative, in una serata d’estate a Dobbiaco, qualche mese prima di partorire, ho sentito parlare di ‘baby led weaning’, in italiano ‘svezzamento guidato dal bambino’ o autosvezzamento. Anche prima di allora mi chiedevo se fosse proprio necessario incominciare lo svezzamento con le pappe. La sola idea di mettermi a bollire e a frullare tutti i giorni mi angosciava, per non parlare della consistenza per me nauseabonda del risultato finale.

Quindi, non ci è voluto niente a convincermi. Mi sono informata un po’ in rete sul forum del sito inglese e ho letto il libro di Lucio Piermarini, ma non c’è molto da sapere, basta farsi guidare dal bambino, appunto. Ora esiste anche una community italiana.

Quando incominciare – L’OMS raccomanda di non introdurre cibi diversi dal latte materno fino ai 6 mesi di vita del bambino. Può essere un po’ prima o un po’ dopo, ogni bambino mostrerà la sua curiosità nei confronti del cibo con i suoi tempi, e quando questo accade sarà inequivocabile!

Come incominciare – Quando potrà stare seduto, fate stare il bambino a tavola con voi durante i pasti. Mangiare è innanzitutto un rito sociale, questa abitudine prima ancora del cibo dovremmo trasmettere a nostro figlio. Piano piano inizierà a imitarvi e crescerà in lui la curiosità di assaggiare quello che state mangiando. Noi non abbiamo seguito le indicazioni della ‘scuola inglese’, che sostiene che il bambino non andrebbe mai forzato a mangiare né imboccato. Noi abbiamo offerto il cibo, lasciato che Anita lo prendesse con le mani, imboccato con il cucchiaino, imboccato con le mani, ecc. ecc.

Come procedere – Il presupposto è che il latte materno rimanga l’alimento principale almeno fino a un anno di vita, mentre il cibo è alimento complementare. Se si condivide questa prospettiva, ci si rilassa e si accetta anche che il cibo sia scoperta, sperimentazione, gioco, rifiuto. Non occorre introdurre i cibi o evitare alcuni cibi presunti allergizzanti, a meno che non ci siano casi di allergie a quel cibo in famiglia. In tal caso, procedere con più cautela e aspettare magari qualche mese. Il fatto che il bambino non abbia ancora messo i denti non è un buon motivo per non offrigli cibi solidi. Le gengive sono fortissime, provare per credere.

Sì, ma in pratica, quando e quanto mangerà il mio bambino?” – Alla faccia dell’autosvezzamento, quando poi un bambino sembra non volerne sapere del cibo che gli mettiamo nel piatto, non è per niente semplice rilassarsi e accettare la sua volontà. Scatta un riflesso materno che magari non pensavate di avere, ma c’è ed è legato al nutrimento. Se il bambino non mangia, è difficile non andare in crisi. “Quando smetterà di bere così tanto latte e inizierà a mangiare cibo vero?”, “Ma avrà mangiato abbastanza?”, “Arriverà il momento che farà un vero pasto?”, queste sono solo alcune delle domande che mi hanno assillato tra i 6 e i 10 mesi di Anita. E la tentazione di prenderla per fame togliendogli le poppate è dietro l’angolo. Quando mi sono rivolta a un pediatra privato esperto in nutrizione (e contrario all’autosvezzamento), lui mi ha rassicurato dicendomi che non era necessario togliere le poppate, che il bambino piano piano avrebbe mangiato di più diminuendo naturalmente le poppate. E in effetti così è stato.

Verso i nove/dieci mesi, in estate, Anita ha incominciato a mangiare con più appetito, il mare e la montagna le fanno venire fame, a pranzo mangia più che a cena, se sta male non ha molta fame. Ci sono giorni in cui mi sembra che non mangi niente, ma se valuto l’intera settimana mi rendo conto che c’è un riequilibrio continuo e che Anita compensa giorni in cui mangia poco con giorni in cui mangia di più. Insomma, è vero che sa regolarsi da sola.

Le difficoltà – Mamme, suocere, pediatri spesso sono un po’ prevenuti, non vale la pena stare a spendere tante parole per spiegare la ‘filosofia’ del bambino al centro e dell’autosvezzamento. Meglio farsi invitare a cena e dare loro la soddisfazione di un bambino che mangia (quasi) tutto con gusto, leccandosi le mani, assaporando i sapori e le consistenze. Anita ha conquistato la nonna addentando un pomodoro maturo. Non è servito altro! La difficoltà più grande però è la paura che si strozzi. Il fatto che il bambino tossisca è positivo, è un meccanismo di difesa dal rischio di soffocare. Per questo è importante che sia il bambino a gestire il boccone di cibo che ha in bocca.

I vantaggi – Oltre al piacere che dà guardare un bambino che mangia con gusto, il vantaggio principale è che non bisognerà svezzare nostro figlio due volte, la prima al cibo, la seconda al cibo solido, come invece è costretto a fare chi segue lo svezzamento tradizionale.

In ogni caso, ecco alcuni cibi con una consistenza secondo me adatta ai primi mesi di autosvezzamento: polenta (morbida o del giorno dopo), pasta corta, risotto, patate, zucca, rape, carote cotte, finocchi cotti, zucchine, polpette, formaggio morbido, frutta cotta, banane, yogurt, ecc.

Poche regole ma importanti – Niente sale né zucchero. Niente miele e niente latte vaccino fino a un anno di età. Guardatevi su youtube la manovra antisoffocamento e se ne avete la possibilità frequentate un corso di primo soccorso (spesso organizzati dalla Croce Rossa). Magari non vi servirà, ma meglio sapere come si fa.

Uno strappo alla regola? – Un gelato ogni tanto non fa male a nessuno e ha una consistenza perfetta per un lattante. Meglio scegliere i gusti di frutta senza latte all’inizio. Anche il cono è a misura di lattante, perché si ammorbidisce piano piano in bocca. Lasciategli tenere il cono da soli, dà grandi soddisfazioni e sviluppa importanti competenze! Il passeggino si può lavare 😉

 

Un pensiero su “Autosvezzamento, la nostra esperienza

  1. Bellissimo articolo, complimenti! Per noi la parte più difficile durante i primi mesi dell’autosvezzamento è stata appunto la paura che si strozzasse. Ma come hai scritto tu, la reazione di un bambino che a 6 mesi tossisce appena si mette qualcosa in bocca è un buon segno. Anzi, un bambino che tossisce vuol dire che in quel momento sta respirando, per cui non si sta soffocando. E come dicono gli inglesi: “under one, food is for fun” :)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *