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Consigli per le mamme

Un buon piano del parto include anche il post-parto

Se aspetti un bambino o hai partorito da poco, avrai sentito anche tu parlare di ‘piano del parto’, quello che le donne in gravidanza possono scrivere e far sottoscrivere in ospedale da ostetriche e medici, per invitarli a rispettare i propri desideri riguardo il travaglio, il parto e il trattamento del neonato nelle primissime ore dopo il parto.

Si parla ancora poco invece del piano per il post-parto, cioè come ti organizzerai con la tua famiglia una volta tornata a casa.

Con la mia prima gravidanza ero preparatissima sul parto e sulla struttura dove partorire, ma del tutto impreparata per quello che mi avrebbe aspettato dopo, nei giorni, settimane e mesi a venire. Dallo shock del dopo mi sto ancora riprendendo!

Ricordati:

PartoPostparto

Ecco i miei 5 punti per un post-parto meno traumatico:

  • Se pensi di voler allattare il tuo bebé, bene! Allattare non è una questione di fortuna, né dipende dalla taglia di reggiseno che hai, o dal fatto se hai o meno il latte. Preparati adeguatamente, cerca di capire cos’è un attacco corretto, come si produce il latte, il meccanismo della suzione, leggi libri sull’argomento, segui un corso preparto dove si parli anche diffusamente di allattamento, frequenta già in gravidanza qualche incontro gratuito della LLL (la Lega del Latte), scegli un ospedale con il rooming-in, leggi questa intervista a una donna che ha insegnato ad allattare a centinaia di altre donne.

 

  • Individua le tue risorse! Fai una lista delle persone che ti potranno dare una mano dopo la nascita di tuo figlio, segnati la loro disponibilità e in cosa ti potranno essere d’aiuto. Potresti aver bisogno di: cibo cucinato, spesa, pulizie domestiche, faccende burocratiche (tessera sanitaria, scelta del pediatra), due braccia in più per farti una doccia o un riposino, supporto con l’allattamento, compagnia, aiuto e intrattenimento con altri figli, ecc.

 

  • Condividi il nido. Se possibile, assicurati la presenza del tuo partner nei primi giorni/settimane di vita di vostro figlio, è fondamentale per partire con il piede giusto e non sentirti sola in questa avventura.

 

  • Tu sei la regina! Metti in conto di viaggiare tra il divano e il letto per almeno la prima settimana dopo il parto, in modo che il tuo corpo possa recuperare appieno e tu possa dedicarti solo a te stessa e al tuo bambino. Prepara il tuo partner e la tua famiglia a supportarti in questa fase. Se non lo pianifichi con anticipo, sarà difficile concedertelo dopo.

 

  • Prenditi cura di te. Fai una lista delle cose che ti piacciono, cibo, letture, musiche, persone, da regalarti durante il puerperio. Tutti portano doni per il neonato, ma quella che merita un regalo sei soprattutto tu!

 

Grazie a Cecilia e Silvia de Il parto positivo per l’immagine.

Percorsi formativi nel sostegno alla maternità

Durante il corso per diventare consulente alla pari in allattamento ho avuto occasione di confrontarmi con tante donne, non solo madri, che come me stanno cercando una strada lavorativa nell’ambito del sostegno alla maternità, alla relazione madre-bambino e più in generale alla genitorialità.

Ostetriche, doule, educatrici perinatali, counsellor, insegnanti di massaggio infantile, consulenti del portare, consulenti in allattamento: sono tante le figure professionali che operano oggi nell’ambito della maternità.

L’evento dell’attesa e della nascita di un figlio possono sconvolgere le abitudini, i desideri, le certezze di una donna, portando con sé un bisogno emotivo ma anche conoscitivo di confronto e di rassicurazione. Non sempre si ha la fortuna e la possibilità di incontrare persone competenti che operano in questo ambito e che possono fare la differenza nell’andamento di una gravidanza e dei primi mesi e anni dopo la nascita di un figlio.

In alcuni casi si tratta di un vero e proprio business, che fa presa su un momento molto fragile e permeabile nella vita di una donna e di una famiglia. Ma in molti altri casi a muovere queste donne è l’esigenza profonda di condividere e restituire la consapevolezza e il sapere conquistati nella propria esperienza di maternità, quasi a tessere nuovamente quella rete femminile di sostegno e di competenze comuni che nella nostra società si è ormai persa.

Eccomi quindi a dar conto di alcuni dei percorsi di formazione per chi desidera operare in questo campo.

SCUOLA DEI 1000 GIORNI DEL MELOGRANO 

L’Associazione nazionale Il Melograno ha inaugurato a Varese nel 2012-2013 la prima edizione del Master esperienziale in “Arte del Maternage. Interventi nuovi e antichi saperi per accompagnare la maternità, la nascita e i primi anni di vita dei bambini e delle bambine”. Il percorso dura due anni (450 ore) e si articola in 14 incontri a cadenza mensile, 150 ore di tirocinio, 50 ore di studio individuale. Il diploma, che si consegue dopo discussione di una tesina finale, abilita all’iscrizione al Registro delle Operatrici Melograno ed è un prerequisito per essere inserite come operatrici in una sede già aderente all’Associazione Nazionale Il Melograno o per aprire una nuova sede affiliata. Parte integrante del percorso sono i Sabati del villaggio, occasioni per incontrare e dialogare con figure chiave nella cultura femminile, da Verena Schmid a Lella Costa, da Ibu Robin Lim a Grazia Honegger Fresco. La seconda edizione del master in partenza a novembre 2013 si terrà a Roma e il costo sarà di 2800 euro. Qui il programma e l’elenco degli insegnanti.

DOULA E PARAMANA DOULA

Sono diverse le associazioni che offrono corsi per diventare doula. Si sta formando una rete nazionale per condividere almeno una carta etica comune, in attesa del riconoscimento della figura professionale di Doula.

Milano Laura Verdi dirige la scuola per diventare doule di parto e post parto dell’ADI (Associazione di categoria Doule Italia). Il percorso si articola in uno o due anni: il primo è suddiviso in 9 incontri + l’esame finale, e prepara a essere doula post parto; il secondo si concentra sul travaglio e il parto. La tecnica usata per il lavoro su di sé è il Rebirthing.

La Scuola delle Doule di Ecomondo Doula, è itinerante, va dove c’è richiesta (Pisa, Faenza, Udine, Mestre, Genova, Roma). Il corso si articola in 8 moduli della durata ciascuno di un weekend con cadenza mensile, il costo è di circa € 1600. A caratterizzare l’approccio di questa scuola è la tecnica della Gestalt, utilizzata per il lavoro su di sé, parte fondamentale del percorso formativo.

L’associazione Le 13 Doule propone un percorso articolato in 9 finesettimana a Bassano del Grappa (Vi). Dal 19 al 25 giugno 2013 sempre a Bassano del Grappa, in collaborazione con il Dona Circle of Doulas, l’associazione organizza un workshop internazionale con Debra Pascali Bonaro e Verena Schmid. Il costo del workshop è di € 1573 (compresi i pranzi e alcune cene, escluso il pernottamento).

Michel Odent e la doula inglese Liliana Lammers tengono in varie città europee workshop di tre giorni sul tema della nascita e del parto naturale, al termine dei quali viene rilasciato l’attestato di Paramana Doula, riconosciuto a livello internazionale. In Italia è Clara Scropetta a occuparsi dell’organizzazione di questi seminari residenziali; quest’anno il tema della tre giorni, che si svolgerà sull’Appennino Tosco-Emiliano dal 27 al 30 giugno, è “Nascita, amore e civiltà. Le basi per comprendere la fisiologia prima, durante e dopo il parto“. Noi ci andremo, col pancione e la famiglia al seguito, poi vi racconto!

EDUCATRICE PRENATALE, NEONATALE E PERINATALE 

Il Mipa, fondato da Piera Maghella nel 1985, propone una Formazione per Educatrice Perinatale molto flessibile. Infatti, è possibile accumulare almeno 150 ore di formazione nell’arco di 3-4 anni frequentando 7 tra i corsi offerti nell’ambito della gravidanza e della nascita, che si svolgono di solito dal venerdì alla domenica a Montegrotto Terme (Padova). Un singolo corso costa in media € 250 + Iva. Al termine del percorso si ottiene la qualifica di Educatrice Perinatale.

L’ANEP (Associazione Nazionale per l’Educazione Prenatale), che ha sede a Milano ma anche diverse filiali in Italia, offre una formazione in educazione prenatale e perinatale della durata di 192 ore complessive suddivise in 12 finesettimana. La sede del corso è Milano, il costo è € 2400,00 + € 30,00 di quota associativa annuale. E’ possibile frequentare l’intero percorso per diventare “Prenatal Tutor”, ma anche singoli weekend.

L’Università di Padova offre due percorsi di formazione per educatore prenatale e neonatale, uno aperto anche ai non laureati. La differenza tra i due corsi sembra essere minima anche nel prezzo: € 548,12 e 10 crediti formativi quello per non laureati, € 653,12 e 12 crediti formativi quello per laureati. Dal sito non sono chiari la struttura e i contenuti del corso, quindi chi fosse interessato può rivolgersi ai responsabili.

FORMAZIONI COMPLEMENTARI

Consulente del portare – In Italia esistono due scuole per diventare consulente del portare: a Milano Portare i piccoli (PIP), diretta da Esther Weber e in via di riorganizzazione.

Roma la Scuola del Portare (attiva anche in altre città italiane), tenuta da Antonella Gennatiempo e organizzata in 2 moduli da 28 ore ciascuno più la certificazione (altre 24 ore); Il costo totale è di € 790.

Insegnante di massaggio infantile – L’Associazione Italiana Massaggio Infantile (AIMI) propone in diverse città italiane un corso articolato in 4 giornate. Per conseguire il Diploma di abilitazione all’insegnamento del Massaggio Infantile occorre presentare entro 4 mesi un elaborato scritto. Il costo del percorso è di € 515 + €  55 di quota associativa valida per un anno.

Anche il Mipa organizza un corso di 2 giorni e mezzo, nel weekend, a Montegrotto Terme (Pd) del costo di € 250 + Iva.

Chiedo a tutte coloro che hanno seguito uno o più dei percorsi qui descritti di condividere la loro esperienza nei commenti!

Autosvezzamento, la nostra esperienza

Grazie a Konstantina di Iriderama, miniera di idee innovative, in una serata d’estate a Dobbiaco, qualche mese prima di partorire, ho sentito parlare di ‘baby led weaning’, in italiano ‘svezzamento guidato dal bambino’ o autosvezzamento. Anche prima di allora mi chiedevo se fosse proprio necessario incominciare lo svezzamento con le pappe. La sola idea di mettermi a bollire e a frullare tutti i giorni mi angosciava, per non parlare della consistenza per me nauseabonda del risultato finale.

Quindi, non ci è voluto niente a convincermi. Mi sono informata un po’ in rete sul forum del sito inglese e ho letto il libro di Lucio Piermarini, ma non c’è molto da sapere, basta farsi guidare dal bambino, appunto. Ora esiste anche una community italiana.

Quando incominciare – L’OMS raccomanda di non introdurre cibi diversi dal latte materno fino ai 6 mesi di vita del bambino. Può essere un po’ prima o un po’ dopo, ogni bambino mostrerà la sua curiosità nei confronti del cibo con i suoi tempi, e quando questo accade sarà inequivocabile!

Come incominciare – Quando potrà stare seduto, fate stare il bambino a tavola con voi durante i pasti. Mangiare è innanzitutto un rito sociale, questa abitudine prima ancora del cibo dovremmo trasmettere a nostro figlio. Piano piano inizierà a imitarvi e crescerà in lui la curiosità di assaggiare quello che state mangiando. Noi non abbiamo seguito le indicazioni della ‘scuola inglese’, che sostiene che il bambino non andrebbe mai forzato a mangiare né imboccato. Noi abbiamo offerto il cibo, lasciato che Anita lo prendesse con le mani, imboccato con il cucchiaino, imboccato con le mani, ecc. ecc.

Come procedere – Il presupposto è che il latte materno rimanga l’alimento principale almeno fino a un anno di vita, mentre il cibo è alimento complementare. Se si condivide questa prospettiva, ci si rilassa e si accetta anche che il cibo sia scoperta, sperimentazione, gioco, rifiuto. Non occorre introdurre i cibi o evitare alcuni cibi presunti allergizzanti, a meno che non ci siano casi di allergie a quel cibo in famiglia. In tal caso, procedere con più cautela e aspettare magari qualche mese. Il fatto che il bambino non abbia ancora messo i denti non è un buon motivo per non offrigli cibi solidi. Le gengive sono fortissime, provare per credere.

Sì, ma in pratica, quando e quanto mangerà il mio bambino?” – Alla faccia dell’autosvezzamento, quando poi un bambino sembra non volerne sapere del cibo che gli mettiamo nel piatto, non è per niente semplice rilassarsi e accettare la sua volontà. Scatta un riflesso materno che magari non pensavate di avere, ma c’è ed è legato al nutrimento. Se il bambino non mangia, è difficile non andare in crisi. “Quando smetterà di bere così tanto latte e inizierà a mangiare cibo vero?”, “Ma avrà mangiato abbastanza?”, “Arriverà il momento che farà un vero pasto?”, queste sono solo alcune delle domande che mi hanno assillato tra i 6 e i 10 mesi di Anita. E la tentazione di prenderla per fame togliendogli le poppate è dietro l’angolo. Quando mi sono rivolta a un pediatra privato esperto in nutrizione (e contrario all’autosvezzamento), lui mi ha rassicurato dicendomi che non era necessario togliere le poppate, che il bambino piano piano avrebbe mangiato di più diminuendo naturalmente le poppate. E in effetti così è stato.

Verso i nove/dieci mesi, in estate, Anita ha incominciato a mangiare con più appetito, il mare e la montagna le fanno venire fame, a pranzo mangia più che a cena, se sta male non ha molta fame. Ci sono giorni in cui mi sembra che non mangi niente, ma se valuto l’intera settimana mi rendo conto che c’è un riequilibrio continuo e che Anita compensa giorni in cui mangia poco con giorni in cui mangia di più. Insomma, è vero che sa regolarsi da sola.

Le difficoltà – Mamme, suocere, pediatri spesso sono un po’ prevenuti, non vale la pena stare a spendere tante parole per spiegare la ‘filosofia’ del bambino al centro e dell’autosvezzamento. Meglio farsi invitare a cena e dare loro la soddisfazione di un bambino che mangia (quasi) tutto con gusto, leccandosi le mani, assaporando i sapori e le consistenze. Anita ha conquistato la nonna addentando un pomodoro maturo. Non è servito altro! La difficoltà più grande però è la paura che si strozzi. Il fatto che il bambino tossisca è positivo, è un meccanismo di difesa dal rischio di soffocare. Per questo è importante che sia il bambino a gestire il boccone di cibo che ha in bocca.

I vantaggi – Oltre al piacere che dà guardare un bambino che mangia con gusto, il vantaggio principale è che non bisognerà svezzare nostro figlio due volte, la prima al cibo, la seconda al cibo solido, come invece è costretto a fare chi segue lo svezzamento tradizionale.

In ogni caso, ecco alcuni cibi con una consistenza secondo me adatta ai primi mesi di autosvezzamento: polenta (morbida o del giorno dopo), pasta corta, risotto, patate, zucca, rape, carote cotte, finocchi cotti, zucchine, polpette, formaggio morbido, frutta cotta, banane, yogurt, ecc.

Poche regole ma importanti – Niente sale né zucchero. Niente miele e niente latte vaccino fino a un anno di età. Guardatevi su youtube la manovra antisoffocamento e se ne avete la possibilità frequentate un corso di primo soccorso (spesso organizzati dalla Croce Rossa). Magari non vi servirà, ma meglio sapere come si fa.

Uno strappo alla regola? – Un gelato ogni tanto non fa male a nessuno e ha una consistenza perfetta per un lattante. Meglio scegliere i gusti di frutta senza latte all’inizio. Anche il cono è a misura di lattante, perché si ammorbidisce piano piano in bocca. Lasciategli tenere il cono da soli, dà grandi soddisfazioni e sviluppa importanti competenze! Il passeggino si può lavare 😉

 

Portare in inverno, come vestirsi senza svenarsi

Normalmente il bambino si porta sotto il giaccone per potersi muovere più agevolmente e tenerlo a contatto con il nostro corpo. Ma la giacca con sotto il bebè non si chiude, quindi, come ovviare al problema del freddo e del vento?

Nei paesi nordici, dove è più diffusa l’abitudine di portare i piccoli, le mamme portatrici indossano spesso un giaccone di taglia più grande o prendono in prestito una giacca dal marito. La mia esperienza però è che dopo nove mesi di un corpo sempre più rotondo e di vestiti sformati, avevo voglia di tornare a indossare vestiti della mia taglia e giacche femminili. A suo tempo decisi di acquistare un piumino 3/4 della Sweet Mommy con un inserto per portare davanti o dietro. Togliendolo, resta un elegante giaccone che continuo a usare quando non porto (prezzo circa 230 euro).

Ma lo scorso weekend a Berlino ho scoperto Kumja, una piccola azienda tedesca che produce estensori per qualunque tipo di giacca da usare sia in gravidanza sia per portare! Ad averlo saputo prima…

Ho visto l’estensore dal vivo ed è veramente ben fatto e caldo (l’interno è in lana), è lungo 70 cm, quindi si adatta perfettamente a una giacca 3/4, ripiegato anche a una giacca più corta. L’idea è semplice: è un rettangolo di stoffa imbottita nera del tessuto esterno dei piumini con ai 2 lati una chiusura lampo. Per montarsi su una qualunque giacca ha bisogno di due strisce di tessuto con una chiusura lampo su ogni lato (adattatore). Si può usare anche su più giacche cambiando solo gli adattatori. Il prezzo totale è di circa 40 euro. L’unica difficoltà è trovare l’adattatore con la chiusura lampo che combaci con la propria, ma sul sito ci sono informazioni dettagliate (per ora purtroppo solo in tedesco) e foto esplicative.

E i bambini, come li vestiamo? Senza giacca, perché sono già sotto la nostra. Ma infilandoli nella fascia il golf si tira su, i calzoni salgono alle ginocchia, e loro si ritrovano mezzi spogliati. Sempre a Berlino ho scoperto la MaM, un’azienda finlandese che fa prodotti fantastici per le mamme e i loro bambini (anche una giacca e tanti accessori per portare), pensati per durare nel tempo. Hanno creato una linea di abbigliamento per bambini che si chiama Many Months, pensata per durare non i soliti 3 mesi delle altre marche, ma 18 mesi, ovvero un anno e mezzo! Noi abbiamo comprato dei leggins di lana merino caldi, morbidi, che non fanno i pelucchi e che non salgono quando infilo la pupa nella fascia, perché hanno un morbido elastico alla caviglia. Avevo provato anche i leggins di Disana, ma trovo che siano pessimi in confronto (si tirano su, si sbrillentano e fanno tanti pelucchi). Sempre di MaM abbiamo preso un body di lana merino che ha la mutanda staccabile o regolabile su due altezze, in modo da continuare a usarlo via via che il bebè cresce.

Pannolini lavabili per tutti (anche per le mamme lavoratrici)

Quando mi sono avvicinata al mondo dei pannolini lavabili ho chiesto alle mie amiche già mamme perché non avevano mai provato a usarli. Per me una volta accettata l’idea di provarli, è stato facile. Sono molto meno complicati di quanto pensassi. Ma una di loro non tanto amica mi ha risposto: “Perché non lavori! Se fossi una mamma che lavora non avresti proprio il il tempo!”

E così eccomi a sfatare l’immagine che usare i pannolini lavabili sia un’immane fatica e perdita di tempo.

Scelta – La parte più complicata per me è stato orientarmi nella scelta. Ci sono diversi modelli, differenti tessuti e combinazioni. Mi è servito poter usare un kit di prova prestatomi da Barbara di Ecoalma. Se abitate nei dintorni di Treviso potrete chiedere a lei. Ma in molte città stanno nascendo delle pannolinoteche (per es. a Roma), per permettere alle mamme di trovare i pannolini più adatti ai propri bambini. Queste sono le variabili da valutare: vestibilità e praticità del modello, tempo di asciugatura, tessuto a contatto con la pelle, tenuta.

Modelli – Io mi sono orientata verso due modelli: Pocket a tasca per il giorno e Fitted + Mutanda per la notte. Ho anche provato alcuni Pieghevoli con il nappi, ma non facevano per me, troppo complicati.

Tessuto – Per quanto riguarda il tessuto a contatto con la pelle, bisogna tenere presente che il pile drena la pipì lasciando la pelle asciutta, mentre il cotone e il bambù a contatto con la pelle la lasciano bagnata, anche se sono più assorbenti. Sulla pelle di mia figlia si è rivelato meno irritante il pile rispetto al bagnato di una pipì magari acida, quindi anche quando uso i pannolini Fitted di bambù per la notte (che sono molto assorbenti), metto un velo di pile tra il pannolino e la pelle.

Marche – Per il giorno con i pannolini pocket Bumgenius mi sono trovata benissimo, sono di ottima qualità e molto belli. Certo, costano. Ho provato anche i pocket Pallino e Sunny di Natuarlmamma, molto più economici, ma nella mia esperienza inaffidabili (probabilmente per via del cavallo stretto da cui esce la pipì). Per la notte mi sono trovata molto bene con gli Hippy Nappy di Naturalmamma, pocket con un’ottima tenuta. Li alterno ai Bamboozle della Tots Bots, tutti in bambù (quindi uso un velo di pile a contatto con la pelle), e agli Easy Peasy Bumble con i bottoncini, che invece hanno il pile a contatto con la pelle. Questi due ultimi modelli, essendo Fitted, necessitano di una mutanda impermeabile di PUL (consiglio di prendere una taglia comoda, perché non devono stringere per evitare l’effetto spugna) o meglio ancora di lana (fantastica per l’inverno, tiene la pancia calda, è del tutto traspirante pur essendo impermeabile, richiede un po’ più di cura, ma dà grande soddisfazione).

Velcro o bottoncini – Il velcro può apparire più pratico, ma è anche più deteriorabile, lavatrice dopo lavatrice, e non durare con un secondo o terzo figlio. Bisogna ricordarsi di chiuderlo bene quando lo si mette in lavatrice. Con i bottoncini ho l’impressione di poter regolare meglio la taglia e di farla ‘tenere’ di più. Certo, quando il pupo inizia a dimenarsi sul fasciatoio (la mia verso l’ottavo mese), il velcro è più veloce. Io ho preso un po’ e un po’.

Accessori – Veli raccoglifeci di carta, veli di pile, una scorta di inserti o booster che aumentano l’assorbenza, in vista delle pipì più abbondanti via via che il bambino cresce, la sacca retinata da tenere nel bidone per infilarci i pannolini e metterla poi direttamente in lavatrice (i pannolini poi escono da soli). Ho visto che alcune case di pannolini vendono anche il bidone per contenerli a prezzi altissimi. Io ne ho trovato uno molto funzionale, capiente e a chiusura quasi ermetica per 5 euro in un supermercato di casalinghi.

Lavaggio e cura – Chiedete al vostro rivenditore le istruzioni per il lavaggio. Barbara di Ecoalma produce un opuscolo dettagliato con le istruzioni da seguire e i dubbi in caso di scarsa assorbenza dei pannolini. Io faccio una lavatrice ogni 2-3 giorni, stenderli è velocissimo, non come una lavatrice di calzini! Una volta asciutti, li riassemblo tutti in modo da averli pronti quando mi servono. E’ una pratica zen che richiede una decina di minuti.

Quanti – Per iniziare direi 8 per il giorno e 4-5 per la notte. Poi si possono incrementare.

Dove acquistarli – Ci sono tanti siti dove comprare, io ho preso tutto da Barbara di Ecoalma, perché la conoscevo, è stata superdisponibile e mi ha saputo consigliare. Solo di recente ho scoperto tante mamme che producono pannolini fatti a mano di altissima qualità e molto belli, come Serena Taccari di Oh mama! o Barbara di Tre topini. Mi piacerebbe provarli. Per orientarsi, confrontarsi e saperne di più vi consiglio di visitare il sito di NonSoloCiripà, un’associazione di genitori che usano i pannolini lavabili.

Perché – Perché sono belli, colorati, allegri. Mentre li usi, li lavi, li stendi, li riassembli, senti di “prenderti cura del tuo bambino” (cit. Serena Taccari di Oh mama!). Ed è una bellissima sensazione. E per quelli che si nascondono dietro il “si inquina di più con le lavatrici e il sapone che usando gli usa e getta”, NON E’ VERO, informatevi!

Cinque cose da fare prima di partorire

Per quanto cerchiate di immaginare realisticamente come sarà la vostra vita tornate a casa con il vostro bebè, la realtà sarà molto peggio!

Non per tutti è così, vi auguro che per voi sia una passeggiata, ma meglio prepararsi al peggio per poi tirare un sospiro di sollievo, no?

Io personalmente ho odiato le mie amiche che avevano partorito un mese prima di me e mi dicevano: “E’ bellissimo! E’ la cosa più bella del mondo!”. Quando Anita aveva 23 giorni alla riunione del gruppo postparto ho detto che per me era “carino” ogni tanto, ma il più delle volte ero distrutta, mi chiedevo in che guaio mi ero cacciata e in pieno babyblues vedevo mia figlia come un’estranea.

Con il senno di poi credo mi abbia molto aiutato tirare fuori sin dall’inizio questi sentimenti negativi, senza cercare di negarli o sublimarli, anzi, a volte anche esagerandoli. Ho reagito cercando aiuto, sostegno, accudimento. Ho letto libri. Ho provato tante strade.

Quindi qualche consiglio alle future mamme per affrontare meglio il periodo del puerperio.

1) Se volete allattare, informatevi! Meglio essere preparate prima su come funziona l’allattamento e che difficoltà potreste incontrare. Seguite un corso approfondito, individuate una persona di riferimento che potrete contattare per ogni chiarimento: se è una consulente professionale per l’allattamento materno IBCLC, procuratevi il suo numero di telefono e verificate se e a quale prezzo è disponibile a venire a casa vostra dopo la nascita del bambino; se è una consulente de La Leche League, informatevi sugli incontri mensili e possibilmente seguitene qualcuno già prima del parto. Date un’occhiata ai libri e ai link consigliati.

2) Prendete in considerazione la possibilità di portare il vostro bimbo in una fascia o in un marsupio! E’ un modo comodo e confortevole di muoversi con lui fuori casa, senza l’ingombro della carrozzina. Vi ridarà l’ebbrezza di quando non eravate mamme e potevate muovervi in libertà. Potrete prendere autobus, treni, scale mobili con il vostro pulcino nascosto tra i vostri vestiti, cuore a cuore, pancia a pancia con voi. Portare è comodissimo anche dentro casa, quando il pupo è stanco, piange, si lamenta, o semplicemente quando dovete cucinare o stendere la lavatrice e lui non ne vuole sapere di stare per conto suo. Cercate di capire prima del parto quali sono i vari tipi di supporto e quello che fa al caso vostro. Non lasciatevi scoraggiare dall’apparente complicatezza di certe fasce e non esitate a chiedere alle mamme portatrici che incontrate per strada, saranno orgogliose di aiutarvi. E se avete individuato la fascia che fa per voi, acquistatela già prima del parto. Prima la usate, meglio è. Noi siamo uscite dall’ospedale con Anita nella fascia! Il mio consiglio è di comprarla da una mamma che le fa, cercate su internet, ce ne sono tantissime e sono sicure, belle, personalizzabili. In molte città esistono le fascioteche, luoghi dove si possono provare diversi tipi di supporti e prendere in prestito le fasce per testarle con il proprio bebè (a Roma, a Torino). Un buon modo per orientarsi è seguire qualche discussione sul gruppo “portare i bambini” su Facebook.

3) Preparate le scorte! Comprate pasta, riso, marmellata, carta igienica, dentifricio, deodorante, shampoo, perché quando avrete un’oretta libera col pupo, meglio trascorrerla al parco che al supermercato. Preparate pasti pronti e surgelateli. Nei primi giorni/settimane dopo il parto non avrete materialmente il tempo di cucinare, e forse neanche la voglia. Ma è molto importante che mangiate a dovere per rimettervi in forze e produrre il latte. Individuate qualcuno che cucini per voi nelle prime settimane dopo il parto: la mamma, la suocera, la vicina di casa, un’amica. Non occorre che lo faccia a casa vostra, può portarvi i pasti già pronti e voi dovrete solo infilarli nel microonde. Ottimi ricostituenti sono i germogli e le mandorle, ricche di ferro e di calcio. Nei negozi bio si trova una crema di mandorle 100% da spalmare sul pane, che è un vero concentrato di energia e di buon umore.

4) Trovate una persona che vi dia una mano nelle faccende di casa. Non avrete la forza di farle voi e, se pensate di farcela, riposatevi, riposatevi, riposatevi. Fate una passeggiata, respirate aria fresca, distendete la mente. I mesi a venire saranno duri e il vostro bimbo avrà bisogno di una mamma in forma. Con 25 euro a settimana potrete avere la casa decentemente in ordine e concentrarvi su cose più piacevoli. Ve lo meritate!

5) Individuate un luogo dove si incontrano altre mamme, che sia il consultorio, le riunioni de La Leche League, i centri di sostegno alla genitorialità, il cinemamme (a Roma, a Padova, a Brescia), il Milk Bar, è molto importante uscire e incontrare altre mamme, condividere le esperienze e le preoccupazioni, scoprire che è possibile fare alcune cose piacevoli anche con un lattante al seguito, come chiacchierare tra mamme, bere un tè, vedere un film, ecc. E’ un sollievo gestire un neonato tra altre mamme nella stessa situazione, la mamma si rilassa e si rilassa anche il bebè.

 

Il piacere di allattare – Intervista con Laura Antinucci, consulente IBCLC

Prima di nove figli, a 15 anni in libreria ha visto la prima edizione del famoso manuale de La Leche League e lo ha regalato a sua madre, che avrebbe finalmente e felicemente allattato gli ultimi tre figli. Da allora la vocazione di Laura è di aiutare le mamme nel prezioso compito di allattare i propri bambini.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce ormai l’importanza fondamentale dell’allattamento materno. Ma i pregiudizi e la disinformazione sono duri a morire. Nei reparti maternità le mamme ricevono spesso informazioni contrastanti e input che possono confondere e scoraggiare la mamma a perseguire la strada dell’allattamento.

“Poppare è una attività istintiva per i neonati, ma non è così per le mamme che devono imparare ad allattare. Per alcune mamme può essere più ‘naturale’ e ‘spontaneo’, ma per altre ci vorrà un’aiuto – spiega Laura – La cultura dell’allattamento al seno non viene più assimilata durante la convivenza con la famiglia allargata. Viviamo in un’epoca e in una società in cui le nostre madri (e nonne) non solo non ci sanno aiutare e supportare nell’allattamento, ma spesso in buona fede fanno più danni che altro”.

‘Avrà mangiato abbastanza?’, ‘Ma non sarà il caso di pesarlo?’, chi di noi non si è sentita dire almeno una volta una frase del genere? E nello stato d’animo di una neomamma alle prese con un neonato frasi del genere sono macigni che possono determinare il fallimento dell’esperienza di allattamento.

Ho chiesto a Laura quali sono le difficoltà più comuni che una mamma incontra all’inizio dell’allattamento.

“Prima ancora di partorire le mamme spesso hanno paura che non avranno il latte. Una paura che si consolida dopo il parto, quando il normale numero di poppate (8-12 al giorno) induce le mamme a chiedersi se sia nella norma, visto che nel punto nascita è probabile che le abbiano detto che il bambino ne avrebbe fatte 6. Per cui la mamma è portata a pensare ‘Avrò abbastanza latte?’. Questo sarebbe un problema non problema, se si rispettasse la coppia mamma-bambino invece di separarli subito dopo il parto, come spesso accade”.

Le prime ore dopo il parto sono infatti fondamentali per iniziare con il piede giusto. Un neonato nato a termine ha le competenze per attaccarsi spontaneamente se lo si lascia fare. Anche se nei primissimi giorni dal seno usciranno poche gocce di colostro, saranno sufficienti per nutrire il bambino, e non ci sarà bisogno di aggiunte, che vanno invece a interferire con la delicata fase della produzione del latte.

“Il meccanismo è molto semplice”, continua Laura, “ed è basato sul sistema della domanda e offerta: se il bambino è sazio per avere ingoiato altri liquidi (acqua e zucchero, latte artificiale, ecc.), popperà di meno, stimolando di meno la ghiandola di secrezione che produrrà meno latte. L’altra difficoltà molto comune è la comparsa di dolore e ragadi, spesso causati da problemi di attacco. Per questo è importante correre subito ai ripari, intervenire per correggere l’attacco e restituire alla neomamma la fiducia nella capacità di nutrire il proprio bambino e valutarne lo stato di salute. Le prime settimane sono fondamentali per avviare bene l’allattamento”.

Che consiglio daresti a una donna che sta per diventare mamma?

“Di informarsi già in gravidanza. Le mamme che si sono documentate prima del parto hanno una maggiore probabilità di successo dell’allattamento. Il 7° mese di gravidanza è il momento ideale, dopo le donne sono più proiettate al momento del parto. Ma meglio tardi che mai!”

L’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo fino almeno al 6° mese di vita del bambino. Allattamento esclusivo vuol dire niente aggiunte, niente frutta, niente acqua, solo latte di mamma (e vitamine o medicinali), che contiene tutti i nutrienti di cui un lattante ha bisogno.

Ho domandato a Laura qual è il problema più frequente che porta una mamma a smettere di allattare.

“Spesso l’interruzione precoce dell’allattamento avviene quando la mamma deve rientrare al lavoro. I pediatri non forniscono informazioni sulle modalità d’uso del tiralatte e sulla conservazione del latte materno. Molti asili nido poi non accettano il latte materno, il che scoraggia anche le mamme più volenterose. Ma molte volte è il retaggio culturale che porta le madri a smettere di allattare, stufe forse di dover rispondere alla domanda ‘Ma allatti ancora? Ma il tuo latte sarà ancora sufficiente/nutriente?‘.

Ma perché è così importante allattare a lungo? 

“Perché ai poppanti fa bene (immunità, nutrimento e coccole, conforto, legame). Perché rende le cose più facili per la mamma (addormentamento, igiene del latte). Perché i benefici per combattere l’osteoporosi sono maggiori. Perché diminuisce il rischio di tumori al seno e alle ovaie. Perché diminuisce il rischio di tumori per il bambino. Perché i bambini allattando soddisfano il bisogno di suzione e non accettano così facilmente il ciuccio, con tutti i suoi svantaggi”. E perché è un piacere per la mamma e per il bambino, aggiungo io.

Laura Antinucci è diventata consulente volontaria de La Leche League nel 1984, dopo aver allattato il suo primo figlio. Dal 1995 ha conseguito il diploma di Consulente Professionale in Allattamento Materno, IBCLC, e coordina a livello nazionale la certificazione in Italia. A Roma e in provincia, in italiano e in inglese, prepara le future mamme e le segue dopo il parto per avviare con successo l’allattamento e superare eventuali difficoltà. E’ mamma di 4 figli. Per contattarla: 3296274156.

Per una bibliografia aggiornata sull’allattamento, vi rimando alla sezione libri consigliati.

Cambiare asilo nido in corso d’anno?

Da settembre Anita va in un asilo nido privato, perché al comunale non l’avevano presa. E’ praticamente sotto casa, l’inserimento è stato idilliaco e, anche se il posto è un po’ squallido, senza giardino né spazio esterno, lei sembra molto contenta di andare. Ha solo un anno, quindi non può dircelo a parole, ma sorride alle maestre quando arriva e manda baci quando va via.

Loro sono giovani donne in gamba, si vede che lo fanno con passione e con gioia.

Insomma, qualche giorno fa è arrivata la fatidica telefonata dall’ufficio municipale per gli asili nido comunali, si è liberato un posto per Anita!! Il nido pubblico è a 20 minuti a piedi da casa nostra, lo siamo subito andati a vedere, ha un bel giardino ed è un lusso rispetto al nostro, formato solo da 2 stanze. Ne ho sentito parlare bene e il risparmio sarebbe consistente. Inoltre il prossimo anno avremmo il posto assicurato e potremmo chiedere il trasferimento in un nido più vicino.

E allora perché continuo ad avere questo maldipancia al solo pensiero di spostarla? Oggi ne ho parlato con la maestra del nido privato. Avrei quasi desiderato una scenata o una rispostaccia, invece è stata super carina, molto calma… saranno abituati, è chiaro, ma insomma mi ha detto: – “La vita è fatta di scelte”, che lo sapevo già ma è la prima volta che devo fare una scelta per mia figlia. La prima di una lunga serie probabilmente.

E mi chiedo se solo il risparmio economico può essere determinante in questa scelta. Non ci sono aspetti negativi nel nido pubblico, semplicemente Anita e noi genitori ci siamo inseriti in questo nido privato, ci sentiamo bene e mi dispiacerebbe proprio cambiare.

Ieri ero al parco e c’era una compagna di asilo di Anita, più grande di lei, che si chiama come me, e chiede sempre di Anita e la aspetta per cucinare assieme coi suoi utensili in miniatura. E pensavo che mi sarebbe dispiaciuto anche per i bambini toglierla da lì, lei che è la più piccola e che ha spento la sua prima candelina con loro.

Voi che fareste? Vi è già capitato di dover fare scelte simili? Cosa fate quando la vostra testa vi porta da una parte e la vostra pancia vi dice il contrario? A posteriori a chi date ragione, alla testa o alla pancia?

Update – Anita è rimasta nel nido privato per la serenità sua e dei suoi genitori!