Archivi del mese: ottobre 2015

Un buon piano del parto include anche il post-parto

Se aspetti un bambino o hai partorito da poco, avrai sentito anche tu parlare di ‘piano del parto’, quello che le donne in gravidanza possono scrivere e far sottoscrivere in ospedale da ostetriche e medici, per invitarli a rispettare i propri desideri riguardo il travaglio, il parto e il trattamento del neonato nelle primissime ore dopo il parto.

Si parla ancora poco invece del piano per il post-parto, cioè come ti organizzerai con la tua famiglia una volta tornata a casa.

Con la mia prima gravidanza ero preparatissima sul parto e sulla struttura dove partorire, ma del tutto impreparata per quello che mi avrebbe aspettato dopo, nei giorni, settimane e mesi a venire. Dallo shock del dopo mi sto ancora riprendendo!

Ricordati:

PartoPostparto

Ecco i miei 5 punti per un post-parto meno traumatico:

  • Se pensi di voler allattare il tuo bebé, bene! Allattare non è una questione di fortuna, né dipende dalla taglia di reggiseno che hai, o dal fatto se hai o meno il latte. Preparati adeguatamente, cerca di capire cos’è un attacco corretto, come si produce il latte, il meccanismo della suzione, leggi libri sull’argomento, segui un corso preparto dove si parli anche diffusamente di allattamento, frequenta già in gravidanza qualche incontro gratuito della LLL (la Lega del Latte), scegli un ospedale con il rooming-in, leggi questa intervista a una donna che ha insegnato ad allattare a centinaia di altre donne.

 

  • Individua le tue risorse! Fai una lista delle persone che ti potranno dare una mano dopo la nascita di tuo figlio, segnati la loro disponibilità e in cosa ti potranno essere d’aiuto. Potresti aver bisogno di: cibo cucinato, spesa, pulizie domestiche, faccende burocratiche (tessera sanitaria, scelta del pediatra), due braccia in più per farti una doccia o un riposino, supporto con l’allattamento, compagnia, aiuto e intrattenimento con altri figli, ecc.

 

  • Condividi il nido. Se possibile, assicurati la presenza del tuo partner nei primi giorni/settimane di vita di vostro figlio, è fondamentale per partire con il piede giusto e non sentirti sola in questa avventura.

 

  • Tu sei la regina! Metti in conto di viaggiare tra il divano e il letto per almeno la prima settimana dopo il parto, in modo che il tuo corpo possa recuperare appieno e tu possa dedicarti solo a te stessa e al tuo bambino. Prepara il tuo partner e la tua famiglia a supportarti in questa fase. Se non lo pianifichi con anticipo, sarà difficile concedertelo dopo.

 

  • Prenditi cura di te. Fai una lista delle cose che ti piacciono, cibo, letture, musiche, persone, da regalarti durante il puerperio. Tutti portano doni per il neonato, ma quella che merita un regalo sei soprattutto tu!

 

Grazie a Cecilia e Silvia de Il parto positivo per l’immagine.

Di madre in figlia

Periodicamente rifletto sul mio essere figlia e su come sia imprescindibile dal mio essere madre.

E’ come se da quando sono diventata madre, fossi ridiventata figlia, in maniera più potente e più limpida. Nel senso che il puerperio mi ha messo davanti alla cruda realtà dei miei bisogni, in primis il bisogno di essere accudita e curata, possibilmente da una donna, possibilmente da mia madre.

Ora per fortuna quel periodo così scioccante, per il modo in cui sa metterti a nudo, è lontano. Ma mi ha lasciato questo legame rinnovato con mia madre, rinnovato dall’essermi sentita così figlia in un momento unico della vita, quello in cui si diventa madre.

Matrioska

Così, per parlar chiaro, succede che mia madre per i suoi 70 anni parte per un mese a Varsavia, da sola, per seguire un concorso di pianoforte. E che io mi sento di doverla, o meglio di volerla accompagnare per aiutarla con le valigie e la sistemazione.

Questa partenza però è alla vigilia del quarto compleanno di mia figlia. Io cerco in tutti i modi di conciliare le due cose, ma alla fine devo rinunciare a partire. Sono pur sempre una madre e il mio primo sguardo dovrebbe andare ai miei figli (ah-ah!).

Questa è la riprova che non sempre è così. Che non c’è un senso unico nelle cose, neppure nella maternità.

Ma soprattutto, la grande scoperta è lo spazio dilatato dei miei affetti. C’entra dentro mia madre, ma anche i miei figli, mio padre ma anche Alberto.

Sperimento che posso essere felice davvero di essere rimasta e festeggiare il compleanno di Anita, ma anche dentro di me vivere un piccolo lutto, nel senso che i primi giorni mia madre mi manca tantissimo.

Poterla vedere in televisione durante la diretta streaming è una cosa strana dei tempi moderni. Vedo com’è vestita, che cosa fa, se applaude. Poi ci sentiamo al telefono e commentiamo.

Una parte di me è sdegnata, quasi offesa di non poter essere lì con lei. E siccome sono una tipa che non se le racconta, questa parte esce fuori spesso ed è potente.

Ma sono contenta che questa volta le circostanze non mi hanno permesso di seguirla (seguire mia madre e seguire la mia indole di figlia).

Perché sperimento la distanza, la vita attraverso la lontananza, la possibilità di sentirmi vicina restando nella mia vita vera, nella mia casa vera, nella mia famiglia.

E felice per mia madre, che per la prima volta a 70 anni fa un viaggio vero da sola, e se la sta godendo alla grande.

Felice che mi abbia insegnato a discernere, seguire e ascoltare ciò che amo, sempre, senza infingimenti.

P.S. Questi pensieri mi sono stati ispirati anche dalla morte ieri della regista Chantal Akerman, di cui non sapevo niente fino a ieri, la cui produzione è ruotata intorno alla figura di sua madre, sopravvissuta a Auschwitz. Qui un bell’articolo uscito sul Manifesto.